Condividi

La storia di Unione Popolare precede la vicenda elettorale: il 9 luglio 2022 si era arrivati, dopo mesi di preparazione, a un incontro nazionale che aveva visto riuniti a Roma militanti e dirigenti di Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, gruppo Dem-A (Democrazia e Autonomia, che fa capo a De Magistris), le parlamentari di ManifestA, individui appartenenti alla galassia della sinistra d’alternativa e rappresentanti della società civile.

Questo si leggeva nel documento di convocazione: “…Incontriamoci, discutiamo, costruiamo con chi soffre, si indigna, lotta. Con chi viene escluso da questo sistema. Con chi si sente tradito da chi si era dichiarato il nuovo ma si è mostrato solo vecchia politica. Con chi ha idee, creatività, competenze, e non si arrende. Non è vero che tanto non cambierà mai nulla. Siamo noi che, insieme, possiamo unire, costruire e cambiare. E noi faremo cambiare le cose nel senso della partecipazione, della democrazia, della solidarietà…”

Far ripartire l’opposizione al capitalismo dal basso, dando ascolto alla rabbia e alle ragioni di centinaia di migliaia di persone alcune ancora militanti in partiti / movimenti ma altre rimaste senza più rappresentanza politica, eppure impegnate in singole vertenze e lotte, oppure del tutto sfiduciate, che avrebbero bisogno di convergere e fare massa critica: ecco l’intento. Iniziato questo cammino, subito, però, è stato interrotto dalle emergenze imposte dallo scioglimento delle Camere e dalle elezioni frettolosamente fissate il 25 settembre, con tutto quel che ne è seguito, soprattutto per noi: formazione delle liste, raccolta firme, consegna di queste ultime. Mentre tutti gli altri partiti erano già (e già da mesi) in campagna elettorale.

Altrove in questo numero del Lavoratore si parla di crisi della democrazia e di legge elettorale: ci soffermeremo su alcuni contenuti e sul perché il 25 settembre ci giochiamo una carta importante.

Vediamo il programma di Unione Popolare, innanzitutto (può essere letto integralmente qui ): un programma che contesta il quadro politico generale in cui siamo inseriti, e cioè quello di una feroce guerra nel cuore dell’Europa. Non che le guerre fuori dal nostro continente siano meno importanti (siamo attentissimi, come pacifisti, a quanto succede in Israele/Palestina, in Siria, nello Yemen, nel cuore dell’Africa e in Libia e ovunque), ma questa guerra iniziata il 24 febbraio con l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina ha assunto da subito caratteristiche devastanti per gli equilibri mondiali: essa sta mettendo in crisi intere zone del pianeta e sta accentuando la guerra economica e per la supremazia mondiale. Energia e cibo: il dramma in corso ruota intorno a queste due parole. Unione Popolare è contro questa e altre guerre, che vedono le classi popolari vittime designate del delirio dei potenti. Conseguentemente chiediamo che si operi per una soluzione diplomatica; che i popoli non paghino per la violenza degli Stati (e che non paghino le bollette salate, frutto di pura speculazione – come Rifondazione condividiamo la campagna “Noi non paghiamo”, invitiamo a visitare il sito https://www.nonpaghiamo.it e ad aderire).

All’interno del tragico contenitore della guerra possono essere delineati gli altri punti della nostra proposta politica:

  • reindustrializzazione e piano per il futuro ambientale (lavoro e salute non sono in contraddizione – non accettiamo il ricatto che il capitale continua a fare, o l’uno o l’altro);
  • salario minimo (almeno 10€ all’ora);
  • ridare forza alla scuola e alla sanità pubblica;
  • ampliare i diritti della persona nella difesa delle diversità (e rifiuto della contrapposizione tra diritti civili e diritti politici/sociali, in quanto gli uni rimandano agli altri);
  • difesa dei diritti della donna, frutto delle battaglie storiche del femminismo, ora sotto attacco da parte di una destra aggressiva e arcaica.

Nel programma abbiamo molti punti importanti che propongono una svolta nel sistema di morte (morte su cui fare affari) che questo capitalismo si è dato e ci ha imposto, e per questo rimandiamo ancora una volta al programma integrale. Però ci preme, per concludere, porre l’accento su quanto è in gioco, questo 25 settembre, ricordando a tutte e tutti l’importanza straordinaria di queste elezioni in cui Rifondazione Comunista, dentro Unione Popolare, si gioca parte decisiva del suo futuro.

Non vorremmo drammatizzare, ma i risultati di queste elezioni potrebbero rappresentare, per noi, o il rilancio nello spazio politico nazionale o un’ennesima e devastante sconfitta, da cui sarà difficile risollevarsi.

E se scomparissero il nostro punto di vista, il nostro pungolo, la nostra intelligenza politica e umana, nessun altro e nessun’altra parlerebbero di pace, di giustizia, di diritti, in Parlamento.

Per questo occorre dire no, una volta per tutte, al ricatto del voto utile, frutto di complicità tra centrodestra e centrosinistra. È avvilente sentire Letta scagliarsi oggi contro il “rosatellum” (approvato dal PD renziano, cioè da larga parte del PD attuale), e molti onorevoli progressisti capire che -dopo il taglio dei parlamentari- ci sono meno posti: ed eccoli azzuffarsi per un collegio sicuro, in uno spettacolo deprimente cui purtroppo hanno partecipato anche politici di Sinistra Italiana e Verdi.

La legge elettorale e la diminuzione del numero dei parlamentari è un loro prodotto/progetto per ridurre la rappresentanza e consegnare il potere legislativo nelle mani delle segreterie dei partiti.

Vergogna ai moderati, agli ex comunisti ed ex democristiani, e a tutta la destra.

Il voto utile non è nemmeno quello per il M5S di Conte, che oggi vuole mostrarsi movimento di sinistra, ma che è stato al governo con Salvini ministro dell’Interno (cui venne data carta bianca) e –forse peggio- con Di Maio ministro degli Esteri; e nel governo delle larghe intese con Draghi premier. Per molte e molti nostri elettori ed elettrici c’è la tentazione di questo secondo tipo di voto utile, che qualcuno/a ha già messo in atto nel passato.

Non fate questo errore!

Avete visto di che pasta sono sia i democratici sia i pentastellati, pronti a usare un linguaggio barricadero, se occorre prendere voti da certi bacini elettorali di sinistra, per poi puntualmente diventare pilastro del partito unico liberista che governa l’Italia almeno da trent’anni a questa parte. Il voto a Unione Popolare serve a sbarrare la strada a tutto questo. Con grande umiltà, con grandissima determinazione.

Gianluca Paciucci

Segretario PRC- Trieste


Condividi