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“Il potere sfugge alla logica comune”, scriveva Pasolini, e la guerra scatenata in Ucraina dalla Russia di Putin, cioè da uno dei potenti di questa terra, sfugge alla logica comune. Migliaia di analisi geopolitiche o di altro tipo sono state avanzate in questa fase, ma forse uno solo è il punto di vista che dovremmo adottare: quello della gente comune, appunto, quello delle cittadine e dei cittadini dell’Ucraina (Donbass compreso, in cui dal 2014 è in corso una guerra a bassa intensità). Se qualcosa accomuna le guerre del secondo Novecento (a partire dai due conflitti mondiali) è che esse sono state guerre contro i civili, piuttosto che guerre civili, e la cosa è chiaramente testimoniata dall’aumento delle vittime non militari. Case, scuole, ospedali, ponti e altre infrastrutture vengono sistematicamente distrutte per uccidere e per impedire ogni possibile ricostruzione (o per lucrare su questa). I potenti dicono: “vi riporteremo al Medioevo” (Madeleine Albright, scomparsa il 23 marzo di quest’anno, a proposito della guerra contro l’Iraq); “vi libereremo dall’oscurantismo dell’ISIS e/o di Assad” (francesi, russi, turchi, statunitensi, iraniani e altri, in Siria); “abbatteremo il tiranno” (coalizione occidentale in Libia); “denazificheremo l’Ucraina” (Putin). Si tratta di guerre immancabilmente giuste e progressiste. E immancabilmente devastanti.

L’aggressione della Russia all’Ucraina è stata improvvisa (nonostante ci preparassero a questa da più settimane) e non necessaria: Putin poteva non invadere il Paese vicino, Paese slavo, dove è nato il cristianesimo orientale (nel 988 a Kiev), il Paese delle radici spirituali, artistiche ed economiche dell’altra Europa. E invece ha scatenato un uragano di fuoco nelle venerate città di Kiev, Odessa, Cherson, Mariupol’ e altre. La brutalità dell’aggressione è sotto gli occhi di tutte e tutti. Il potere putiniano, giocando sull’orgoglio ferito della Russia, pressoché da subito si è manifestato per quello che è: autocratico, sprezzante delle norme più elementari della democrazia, misogino, omofobo, strettamente sostenuto dalla reazionaria chiesa ortodossa, da oligarchi senza scrupoli e da intellettuali di estrema destra (Aleksandr Dugin). Quanto di più lontano da qualsiasi idea di emancipazione, di uguaglianza, di fraternità/sorellanza. Dopo un mese di guerra, il suo esercito stenta ad avanzare, mentre aumentano il numero dei morti, dei profughi, delle distruzioni, e aumenta l’odio che i popoli fratelli di Ucraina e Russia si porteranno dietro per molto tempo.

Per risolvere questa situazione non c’è che avviare una trattativa, mentre tutti gli attori sembrano soffiare sul fuoco, a oriente come a occidente. Qui da noi si è scatenata un’isteria collettiva di mobilitazione, spostando tutte le energie dalla pandemia alla guerra: schieramento acritico con la NATO (che pure porta oggettive responsabilità e che storicamente ha commesso crimini impuniti), aumento delle spese militari, stampa e telegiornali unificati (con efficace “caccia alle streghe” pacifiste, comuniste e altri difetti di natura…) Tutto soffia sul fuoco della guerra, con toni inaccettabili e scomuniche. Anche chi difende acriticamente Putin contribuisce a questo clima di insabbiamento della verità.

Come Partito della Rifondazione comunista siamo nate e nati con il rifiuto della guerra nel sangue e però da quando ci siamo, dopo il 1991, abbiamo visto infiniti conflitti: lontani (Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Congo…) e vicinissimi (soprattutto la guerra in Bosnia ed Erzegovina, e l’assedio di Sarajevo, di cui ricorre il 6 aprile di quest’anno il trentesimo anniversario dell’inizio). Guerre in cui sono state coinvolte democrazie assassine alleate oppure momentaneamente nemiche di autocrazie altrettanto criminali. Devastare Iraq e Libia, con protervia, con bombe contro la popolazione civile, con embarghi che hanno causato centinaia di migliaia di vittime e servendosi di prove false: è questo il contributo dell’Occidente democratico all’orrore attuale. Questo Occidente ha le mani sporche di sangue ed è parte del problema, non la soluzione.

Sono i popoli a dover imporre ai propri governanti soluzioni di pace, qui e ora; sono i popoli a dover agire per inchiodare i potenti alle loro responsabilità; sono coloro che scendono in piazza a dire di no a questa come ad altre guerre a dover minacciare gli indegni parlamenti e a costringere la diplomazia al tavolo delle trattative (ma siamo muti, noi popoli d’Europa, avviliti, impoveriti…) Quante persone sono state imprigionate in Russia mentre manifestavano per la pace? Quanti scienziati e scienziate, artiste e artisti, economisti e giornalisti hanno disapprovato l’avventura militare di Putin anche fuggendo dalla Russia trasformata in un’immensa caserma? Occorre ricompattare il fronte del pacifismo, quello che nel 2003 era una delle potenze politiche più straordinarie, e che è stato irriso e attaccato soprattutto perché sconfitto: la seconda guerra del Golfo venne ugualmente scatenata, nonostante i milioni in piazza in tutto il mondo a dire no.

Noi rivendichiamo, con l’Ucraina nel cuore (e la Palestina, lo Yemen, l’Etiopia…), la nostra storia di pacifiste e pacifisti: contro il riarmo (e contro i nostri ministri della guerra divenuti semplici spacciatori d’armi – come spacciatori di droghe nelle stazioni delle città), contro la violenza del sistema capitalistico di cui ormai la Russia è un pilastro ineludibile. E noi di Rifondazione rivendichiamo la tessera del nostro partito per il 2022: con la fotografia di Lidia Menapace, partigiana, femminista, comunista, il cui slogan “fuori la guerra dalla storia” è cardine del nostro pensiero e azione. Intanto tacciano le armi, in Ucraina e altrove, e la pace ritrovata consenta a quel popolo di rientrare nel suo Paese per ricostruire città e legami civili senza sul collo il fiato osceno dei tank di Putin.

 


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