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SUL 25 SETTEMBRE: CATASTROFE ELETTORALE

 

di Gianluca Paciucci

 

I risultati elettorali del 25 settembre sono stati del tutto insoddisfacenti, per noi, e catastrofici, per noi e per il Paese. Per prima cosa, però, dobbiamo ringraziare chi ha collaborato attivamente alla campagna elettorale (non faccio nomi, li/le conosciamo bene, qui a Trieste e in Regione): formazione liste di Unione Popolare, raccolta firme (in pieno agosto), volantinaggi / cassettinaggi / presìdi / incontri di approfondimento / social media / preparazione e diffusione del “Lavoratore”. Un lavoro immenso, con poche forze, ed esauste, alla fine. Molte/i di noi lavorano o studiano (i Giovani Comunisti, tra questi ultimi, lavorano e studiano): abbiamo fatto il possibile, fino all’ultimo. Grazie infinite! Si sono anche consolidati rapporti di amicizia e di collaborazione ed è aumentata la stima reciproca, fondamentale in una comunità politica. Buona, pur con gli inevitabili problemi dovuti a differenze di vedute e di pratiche politiche, la collaborazione con Potere al popolo e con Risorgimento socialista. Ecco: la comunità politica di Unione Popolare, e dentro a UP la comunità di Rifondazione Comunista, è uscita rafforzata da queste consultazioni. Meno sospettosa e convinta che con le manovre di corridoio e con le mediocri trame di strateghi “infallibili” non si va da nessuna parte. Più consapevole delle proprie capacità e anche dei propri errori. Più umile, ma non umiliata, nemmeno da percentuali di voto insoddisfacenti. È fondamentale che un partito politico sia anche un gruppo di persone attive e solidali fra di loro, in apertura verso l’esterno ma solido e articolato all’interno. Ci saranno malumori, critiche e autocritiche (vedi anche il documento del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione svoltosi il 15 – 16 ottobre, di cui pubblichiamo una piccola parte), ma anche coscienza della necessità di altro lavoro politico, propositivo, rinnovato.

 

Il Paese, grazie alla scellerata e incostituzionale legge elettorale (Rosato, Renzi e PD ne portano per intero la responsabilità, insieme al taglio dei parlamentari voluto da M5S e da tutti), è in mano alle destre. Molto buoni, per capire cosa sia successo, gli articoli di Andrea Fabozzi sul Manifesto, prima e dopo il voto: “Letta e Rosatellum. Storia di un suicidio” (08.09.22); “Vittoria più facile, il Rosatellum regala il 16%” (28.09.22); “Seggi dal Sud al Nord: ecco come il Rosatellum ha stravolto la rappresentanza” (09.10.22), etc. Ne parla Tommaso Russo in altra parte di questo numero del “Lavoratore”. Ecco, in sintesi: deformazione del voto (con più di 2 milioni di voti espressi che non hanno potuto eleggere nessuno) e astensionismo alle stelle (36%). Come sosteniamo da molto tempo, questi due risultati sono obiettivi raggiunti da chi ha voluto questa legge (peraltro, andando all’origine del disastro, tra il “Mattarellum” e il “Rosatellum” c’è più di una analogia), e non incidenti di percorso di cui rammaricarsi. Svuotare di significato il voto e svilire il ruolo del Parlamento (ridotto nel numero e nel ruolo – si possono prendere decisioni gravissime, ormai da tempo e compresa la guerra, senza che questo venga consultato) è uno scopo preciso. Battersi affinché questo sistema cambi, dev’essere uno dei cardini della nostra azione immediata.

 

FdI, che ha nel suo simbolo la fiamma ed è vicino, pur con obbligate venature europeiste e atlantiste, agli estremisti spagnoli, ungheresi e francesi, è il primo partito, pur non essendo maggioranza nel Paese. Un partito che ha per leader una donna (“ancella del patriarcato”, direbbe Rosangela Pesenti) ministro con Berlusconi, che ha al suo interno diversi inquisiti, che minaccia seriamente la Costituzione, che sui diritti civili -ma anche su quelli sociali- è fortemente retrogrado e antipopolare, si appresta a governare. Ci aspettano tempi forti, di nette contrapposizioni. Con Draghi (“statista dell’anno”: il riconoscimento della “Appeal of Conscience Foundation” gli è stato assegnato per la “lunga leadership poliedrica nella finanza e nel pubblico servizio”, con tanto di stretta di mano di Kissinger), e il “draghismo”, ad attenderci al passo. Atlantismo ed europeismo deteriore (quando sull’Europa dovremmo avere qualche carta da giocare). E guerra. Per quanto ci riguarda non essere riusciti a tematizzare e a drammatizzare, come pacifisti, la criminale guerra in Ucraina è stato un forte errore: non è nato un movimento per la pace degno di questo nome, e di questo siamo stati complici e vittime. Per molte/i elettori/elettrici Putin è un “comunista”. Ma su questo occorrerà ragionare a lungo. Ora qualcosa si sta muovendo: passate le elezioni, tutti convocano manifestazioni per la pace e scrivono appelli (Conte, Montanari). Finalmente/tardivamente sembra essersi diffusa la coscienza di una guerra che interessa tutte e tutti, individui e popoli, e che potrebbe travolgerci se i peggiori scenari si realizzassero. Tra il 21 e il 23 ottobre si manifesterà in diverse parti d’Italia, e anche a Trieste e ad Aviano (il 22 pomeriggio), sulla base dell’appello di Europe for Peace (https://retepacedisarmo.org/2022/fermate-guerra-negoziato-conferenza-di-pace-ottobre-europe-for-peace-piazza/), mentre il 5 novembre è finalmente prevista una grande manifestazione per la Pace a Roma. Era ora!

 

Terribile infine, per noi, il cosiddetto (doppio) voto utile: per PD/SI/Verdi da un lato, e M5S dall’altro. È del sociologo De Masi la formula in parte azzeccata per cui “il PD non è un partito di sinistra, ma dice di esserlo; il M5S è un partito di sinistra, ma non dice di esserlo”. Innanzitutto: il M5S si è spostato a sinistra dopo anni di governi con Salvini (Conte afferma di aver mitigato le intemperanze del leader della Lega, allora ministro dell’Interno ma anche primo ministro in pectore, ma non ce ne siamo accorti), con cui poi si consumò una rottura clamorosa il 20 agosto 2019, con la requisitoria di Conte contro Salvini, in Parlamento, definito “ministro dell’odio e dei pieni poteri”; e si è spostato a sinistra dopo l’abbandono di Di Maio, ministro degli Esteri non rieletto, quello che doveva “aprire il Parlamento come una scatola di tonno” e che si è accodato alle pulsioni più reazionarie del Paese, interamente integrato nella “casta” che diceva di voler combattere. Del PD, cosa dire: ne rispettiamo il travaglio, sperando che sia sincero e non ridislocazione dei potentati interni causata dalla lacerante sconfitta, come invece sembra. Come verrà utilizzato il “voto utile”, peraltro, abbiamo cominciato a vederlo il giorno dell’elezione del sen. La Russa alla presidenza del Senato con i 19 voti dell’opposizione: perfetto, utilissimi alla reazione più cupa, da qualsiasi parte provengano (PD, Azione o M5S).

 

Anche su questo dovremo ragionare, come su altre cose, sull’ “indicibile”. Un partito comunista critico non deve porsi limiti nell’analisi della società e dei suoi cambiamenti. Senza studio, senza analisi libera e approfondita sugli argomenti più scottanti non si va da nessuna parte. Il primo impegno per il futuro immediato è, quindi, lo sviluppo della formazione (economia, scienze sociali, storia, arte…) Altri schieramenti, in chiave locale e nazionale, ci hanno tolto persone competenti, e la campagna acquisti è ancora in corso. Noi dobbiamo formare una classe di giovani donne e uomini capaci e attivi. Questo è il momento! Poi saranno da consolidare i rapporti politici e sociali che abbiamo messo in campo negli ultimi mesi: articolati, complessi, mai banali. E sarà da vedere la sorte di UP: una scommessa che non va soffocata in culla. Nel nuovo Parlamento, accanto a uomini e donne di destra di sicuro spessore politico (che combatteremo perché li riteniamo portatori di strategie pericolosissime), ci saranno Lotito, Casini, Santanchè, Fascina e Rauti (“Nel collegio senatoriale di Sesto San Giovanni, ormai ex “Stalingrado d’Italia”, Isabella Rauti, figlia di Pino, ha sconfitto Emanuele Fiano (Pd) in maniera netta” – la figlia di uno dei protagonisti dei terribili anni Sessanta-Settanta, in Italia, e nel solco di suo padre, sconfigge, in una capitale ex operaia, Fiano, figlio di un deportato ebreo ad Auschwitz: quale fotografia migliore dello stato del nostro Paese?) Eletta anche Ilaria Cucchi, eletto Aboubakar Soumahoro (nell’Alleanza Verdi-Sinistra italiana), e altre persone degne: non possiamo che esserne felici, nella catastrofe. Ma il resto è dolorosissimo. Noi siamo vicini all’irrilevanza. Però, se crediamo nella validità delle nostre posizioni, ora vale la pena di insistere, coraggiosamente. E senza reti di protezione. Dobbiamo darci occasioni di discussioni e di approfondimenti, e di vita attiva, per e con gli oppressi, trovando le modalità per operare, dal basso, anche in una fase di politica-spettacolo e di digitalizzazione forzata che negano il protagonismo di chi è sfruttato e il conflitto di classe. Ma non abbiamo altra scelta.


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